Storia e Missione

PREFAZIONE

L’esperienza della Casa Famiglia e del Centro Diurno “L’Aquilone” per giovani portatori di handicap psico-fisici o in difficoltà ha circa venti anni di esistenza, ma le sue radici risalgono agli anni settanta, quando Salvatore Gentile, allora sacerdote, animava la Comunità Cristiana giovanile di Base impegnata in un’attività sociale con gli emarginati: i bambini, per i quali organizzava una scuola estiva, e gli anziani.
Fin da quegli anni don Salvatore Gentile dimostrò la sua preoccupazione di dare una base scientifica all’azione del gruppo realizzando un’inchiesta sociologica  sul quartiere antico di Castellone.
Questa azione sociale aveva anche una valenza politica ed evangelica di impegno per difendere i diritti delle persone a decidere della loro esistenza.     
Questa volontà di dare una risposta scientifica ai problemi delle persone più emarginate e sofferenti in una prospettiva più ampia di cambiamento di una società che con le sue discriminazioni e ingiustizie creava tanta sofferenza, spinse don Salvatore e altri membri della comunità giovanile ad intraprendere studi di psicologia o di altre discipline umaniste.
Laureatosi in Psicologia e specializzatosi in Psicoterapia il dr. Gentile fondò nel 1980 il “Centro di Psicologia “Individuo e Società’”, la cui denominazione indica in modo chiaro le finalità non ristrette ad un’azione rivolta solo agli individui come tante psicoterapie utili al mantenimento delle cause sociali delle sofferenze individuali.
Con un gruppo di psicologi e studenti in psicologia, egli inizia subito ad occuparsi di una categoria di persone particolarmente discriminata ed emarginata: i portatori di handicaps  psichici.
Così è nata l’esperienza comunitaria dell’ “L’Aquilone” .
La metodologia di intervento della Comunità rispecchia la filosofia dell’azione delle prime esperienze delle Comunità di Animazione Cristiana di Base e si distingue, come le Comunità di Accoglienza raggruppate nel CNCA, come il gruppo Abele di Torino, la cooperativa Arcobaleno di Gorizia, la Comunità di Capodarco di Fermo, dal rifiuto di essere un centro terapeutico chiuso su se stesso in cui esperti curano ammalati o raddrizzano devianti.
Utilizzando in modo equilibrato gli strumenti della psicoterapia, l’esperienza si basa sulla gestione comune della vita e del lavoro delle persone in difficoltà e degli operatori e tenta di reinserire i primi come protagonisti nella società, particolarmente con l’attività lavorativa.
In questo modo, questi giovani riconquistano la loro dignità personale, il loro diritto alla partecipazione e alla parola. E gli operatori che lavorano con loro imparano l’essenziale della vita da queste persone lontane dal potere e quindi disponibili al rapporto umano e all’amicizia.
Abitualmente sono i più deboli, i più emarginati, i bambini, i portatori di handicaps, i tossicodipendenti, gli omosessuali, i bambini di strada che vanno all’essenziale e ci insegnano il senso dell’esistenza umana, smarrito da quelli che perdono il tempo in attività futili come la ricerca della ricchezza e del potere.
Un’esperienza,  “L’Aquilone”, che può essere utile non solo per chi ne fa parte e per le loro famiglie, ma anche per tutta la comunità locale, particolarmente in un  momento in cui tenta di rinnovarsi, perché indica che un cambiamento profondo non può essere solo l’opera degli amministratori locali, ma necessita della partecipazione attiva e responsabile di tutti i cittadini, particolarmente dei più deboli.
Senza una solidarietà con i più emarginati, non solo di quelli che con “L’Aquilone” già hanno ripreso fiducia in se stessi, ma anche con i giovani, i disoccupati, gli anziani, i tossicodipendenti, gli emigrati, le casalinghe, senza una loro attiva partecipazione e vigilanza sull’opera degli amministratori, il cambiamento non sarà che illusione e presto delusione.
Solidarietà, partecipazione, professionalità dell’azione, ecco le caratteristiche che maggiormente mi colpiscono nell’esperienza fondata dal dr. Gentile ed in tutte le sue azioni.

Per riuscire pienamente nei suoi intenti “L’Aquilone” necessita della collaborazione di tutti.

Per riuscire nel suo rinnovamento la città ha bisogno dell’ “Aquilone”  e di molte associazioni simili.

Un simbolo, “l’Aquilone”, che evoca libertà, fantasia, sole, gioia, festa, amicizia.

Gèrard Lutte *


* Gérard Lutte, già ordinario di Psicologia dello Sviluppo Umano all’Università “La Sapienza” di Roma, si dedica da oltre trent’anni allo studio teorico e empirico dell’adolescenza.
Ha partecipato alla vita e alle lotte degli abitanti di un borghetto di baraccati e di un quartiere popolare e ad un lavoro sociale e culturale con giovani più emarginati.
Collabora con movimenti di giovani e comunità di accoglienza; ha fondato ed anima il progetto di Cooperazione internazionale con le ragazze e ragazzi di strada del Guatemala denominato “Las Quetzalitas”.
Ha pubblicato sull’adolescenza numerosi libri ed articoli tra cui: Sopprimere l’adolescenza? (1984), Psicologia degli adolescenti e dei giovani (1987), e con altri: La condizione giovanile (1979), Giovani invisibili (1981), I giovani e le istituzioni (1984).

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