L’Associazione affonda le sue radici storiche e di idealità nell’esperienza di impegno sociale a favore degli “ultimi” della Comunità Cristiana di Base di Formia negli anni ’70.
E’ nata per dare una risposta al disagio di tante famiglie che si sono trovate a dover affrontare l’aspetto sociale del problema dei loro figli, privi di spazi sociali in cui vivere, confrontarsi e crescere, con l’unica alternativa di una progressiva ed inesorabile chiusura all’interno del contesto familiare.
L’esperienza, attraverso l’impegno di un gruppo spontaneo di studenti in psicologia, in collaborazione con psicologi e familiari di persone con disagio psico-fisico ed in difficoltà, si è andato via via caratterizzando per l’impegno rivolto al mondo complicato e sofferto del disagio psico-fisico.

Agli inizi degli anni ’80 il gruppo di  psicologi e di studenti in psicologia, di fronte alle richieste pressanti delle famiglie, incomincia ad elaborare un programma di intervento psico-sociale-pedagogico. Il problema più impellente era rappresentato dalla mancanza sul territorio di Formia di ogni spazio di socializzazione.    
L’obiettivo primario è stato, quindi, quello di stimolare la socializzazione, l’apertura all’“altro”, la costruzione di nuovi rapporti, la partecipazione attiva alla realtà esterna con una riappropriazione della propria soggettività, individualità ed autonomia.
Fino al 1988 il programma è stato articolato in una serie di incontri pomeridiani con momenti di animazione, di gioco, di socializzazione.
Da questa prima esperienza è nata l’esigenza di creare uno spazio di vita diverso, ma integrato, con quello familiare, in cui i ragazzi potessero esprimersi completamente e trascorrere più tempo insieme.
In quell’anno tutto il gruppo si trasferisce in un appartamento dove dalla  mattina al pomeriggio si vivono insieme i diversi momenti della giornata, incluso quello del pranzo e gli impegni ad esso connessi: tutti hanno un ruolo nella cura e nella gestione della casa.

L’esperienza si va caratterizzando sempre più come Casa-Famiglia e Centro Diurno, spazio di aggregazione autogestito. Si organizzano gite, partite di calcetto, soggiorni estivi; si trascorrono insieme compleanni, onomastici, giorni di festa durante il Natale e la Pasqua. Nascono i primi laboratori occupazionali in cui i ragazzi si attivano cimentandosi in lavori di ricamo, di cucito, di pittura su stoffa e su vetro: si permette loro in tal modo di esprimere e verificare le loro capacità e potenzialità pratico-costruttive.

Nel febbraio del 1993 nasce l’Associazione di Volontariato “L’Aquilone” della quale sono soci gli stessi ragazzi, i loro genitori e familiari, il gruppo di psicologi e studenti in psicologia che sin dall’inizio hanno lavorato con loro ed altre persone che durante il cammino si sono rese disponibili.
Nel novembre del 1993 l’Associazione si trasferisce in un villino situato in Via Contrada Farano, con spazi più ampi e con la presenza di un appezzamento di terreno intorno al villino.
Nel 1995 riceve un encomio dall’Amministrazione Comunale di Formia ed ottiene, dall’Assessorato alle Politiche per la Qualità della Vita della Regione Lazio, l’autorizzazione allo svolgimento delle proprie attività di “Casa Famiglia” e “Centro Diurno”.
Dal 1996, l’Associazione, collabora fattivamente con “Las Quetzalitas”, progetto di Cooperazione internazionale con le ragazze e ragazzi di strada del Guatemala; nell’ambito di tale progetto ospita una ragazza guatemalteca e ne promuove l’inserimento nella comunità cittadina.
Dal 1996 al 2000 ha collaborato nella gestione della Bottega del Mondo “Villaggio Globale” di Formia impegnata nel progetto di Cooperazione internazionale denominato “Commercio equo e solidale”. Il Commercio Equo e Solidale è un approccio alternativo al commercio convenzionale: il suo scopo è promuovere giustizia sociale, economica ed uno sviluppo sostenibile attraverso il commercio, la formazione, la cultura, l'azione politica, sviluppo che tenda a riequilibrare i rapporti tra Paesi ricchi e Paesi economicamente meno sviluppati, migliorando le condizioni di vita dei produttori svantaggiati garantendo ad essi un giusto guadagno e condizioni di lavoro dignitose.
Dalla collaborazione è scaturito l’impegno per la realizzazione di un laboratorio occupazionale aperto ad alcuni disabili della Comunità

Nel corso degli anni sono stati organizzate iniziative pubbliche come mostre, raduni, convegni su temi particolarmente significativi quali:
“Il disagio psichico giovanile”;  “Il ruolo del volontariato contro l’emarginazione, per una società solidale”;  “Per un’etica della solidarietà – La solitudine di chi lavora in frontiera”;  “Psichiatria e Comunicazione”.
Di recente l’Associazione è stata promotrice ed organizzatrice di un Corso di Formazione di Base per volontari a servizio delle persone disabili.

Attualmente l’attività dell’Associazione si concretizza ancora nell’organizzazione e nella gestione di una Comunità Alloggio e di un Centro Diurno come luogo di accoglienza e di inserimento sociale  di giovani e adulti portatori di handicap psico-fisico e/o di disagio sociale (L.104/92, LR. 38/96 L. 328/2000).

Nel corso degli anni si è fatto via via presente un concetto fondamentale che è alla base dell’attività dell’Associazione: il concetto di “crescita comune”, motivata fondamentalmente dalla riconsiderazione continua delle esigenze e dei bisogni che gradualmente sono andati evolvendosi.
La crescita dei soci (siano esse ragazze e ragazzi, familiari ed operatori) ha comportato e comporta nel tempo una sempre più necessaria ridefinizione degli spazi e delle attività.
La filosofia che sta alla base dell’esperienza e che alimenta tutto il lavoro degli operatori e dei volontari si può esprimere con il concetto che dice che l’individuo ha la capacità intrinseca perché possa sviluppare una vita equilibrata e perché possa vivere nella libertà e nell’autonomia (autorealizzazione).
L’ambiente spesso blocca e reprime capacità.
Il compito degli operatori deve essere quello di creare uno spazio di accettazione e di fiducia perché la persona disabile possa riscoprire la gioia di vivere senza timori e con grande ottimismo.

In questo compito particolare gli operatori della Casa Famiglia e del Centro Diurno sono guidati da tre caratteristiche fondamentali:

a) “l’empatia”, cioè “la sincerità e la capacità di mettersi in sintonia” con l’altro, perché  l’altro possa verbalizzare sempre di più se stesso, le proprie situazioni e tutto quello che fa, in un  clima di grande fiducia.
E’ difficile vivere in pienezza tale valore: è necessario per questo possedere una grande umiltà e un desiderio profondo di migliorare sempre di più se stesso;
b) “l’accettazione completa e incondizionatamente positiva dell’altro”, senza giudicare, senza porre riserve, senza dare valutazioni;
c) “la capacità di partecipare con grande sensibilità e di comprendere profondamente  i problemi dell’altro”.

Si tratta di amare realmente l’altro di un amore condiviso, partecipato, solidarizzato.

E’ la capacità di entrare nel mondo dell’altro, nei suoi problemi, nelle sue necessità, nei suoi bisogni, per un cammino comune di liberazione. Naturalmente cercando di non perdere la propria identità e di non perdersi ed identificarsi nell’altro.             
Si tratta  di “percepire” il quadro di riferimento interno di un’altra persona con  esattezza e con le componenti emozionali ed i significati che vi si collegano, come se si fosse l’altra persona, ma senza mai perdere la condizione del “come se”.    
Il servizio degli operatori diventa così un servizio di “fede”: fede nella persona umana e nelle sue possibilità di superare se stesso e di creare continuamente un nuovo futuro.
L’importante è che gli operatori si facciano compagni di viaggio di quanti sono emarginati, sfruttati, scoraggiati e alienati, non allontanando mai, non preoccupandosi di ‘insegnare’, prendendone a cuore le sofferenze e le speranze, risollevando, ridando dignità, valore e significato al vivere di chi li avvicina, con la capacità di un cuore sincero, con la capacità di saper ascoltare, accettare e comprendere, con la capacità di commuoversi, di condividere le gioie e le sofferenze, l’anelito alla libertà, il desiderio di felicità, il bisogno di vivere in pienezza l’esistenza.
In sintesi, si tratta di amare il prossimo come se stessi.

Per essere fedeli a questo cammino ed a questo servizio gli operatori sono chiamati a vivere tre valori fondamentali:
a) l’”Utopia”, cioè la disponibilità totale per un nuovo modo di vivere il Sociale e l’Umano;
b) la “Relatività”, cioè la coscienza che nessuna realizzazione storica può essere considerata il fine ultimo;
c) l’”Apertura”, cioè la consapevolezza che la persona umana è un compito da realizzare continuamente, con impegno rivolto all’oggi, guardando all’avvenire con un senso di grande speranza.

Il servizio così inteso e vissuto pone certamente degli interrogativi continui sulla società, sull’avvenire, sul futuro, ma nello stesso tempo fa essere sempre attenti ed aperti ai contributi di quanti sono impegnati nel mondo come testimoni e creatori di una società più umana, per rispondere sempre meglio ai problemi e alle sofferenze, alle speranze e ai bisogni di quanti si avvicinano a noi con fiducia totale.
Il servizio diventa, quindi, anche responsabilità politica ed impegno concreto per la liberazione storica, sociale e quindi umana, cercando di inserire tale responsabilità politica e tale impegno concreto, con tutto il peso della carica ideale, negli spazi particolari di sofferenze personali e di alienazioni psicologiche per un cammino comune verso una esistenza felice per tutti.

E’, questa la scommessa dell’Associazione di Promozione Sociale “L’Aquilone” che nel presentare l’esperienza della Casa Famiglia e del Centro Diurno chiede la collaborazione e la solidarietà di quanti sono impegnati nei campi più svariati della sofferenza umana per fare di questa nostra società un’esperienza entusiasmante di fraternità solidale.

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Un'esperienza teatrale oltre la discriminazione

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